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Villa La Rotonda di Vicenza di Andrea Palladio

“Forse mai l’arte architettonica ha raggiunto un tal grado di magnificenza” (J. W. Goethe, scrivendo della visita a La Rotonda)

La Rotonda non è una villa. E’ qualcosa di più.

Nei secoli è stata visitata da poeti ed artisti, regnanti e uomini di stato, studiosi e amanti dell’arte, viaggiatori e turisti. A tutti La Rotonda ha donato un’emozione indimenticabile, quel senso di armonia e grazia a cui si risponde con un sorriso, con un silenzio.

Dopo 500 anni, La Rotonda oggi è sempre un luogo di pura bellezza che vi aspetta per trasmettere ispirazione, cultura, gioia.

La Rotonda, icona di riferimento dell’intera opera di Andrea Palladio , viene presentata al lettore con questa descrizione nel secondo libro dei “Quattro Libri dell’Architettura” .
Un testo breve e chiaro dichiara tutta la luminosità del progetto, frutto perfetto di una lunga maturazione interiore.

L’occasione per realizzare quest’opera è fornita da un committente non comune, Paolo Almerico (Vicenza 1514 – 1589), ecclesiastico vicentino ma soprattutto uomo educato nei più raffinati ambiti culturali del ‘500, poeta e amante delle lettere, deciso a farsi costruire una dimora alla porte di Vicenza dove ritirarsi alla conclusione della carriera presso la corte papale di Pio III° e Pio V° a Roma.

I lavori iniziano intorno al 1567 e vengono completati rapidamente, perché già nel 1571 Paolo Almerico risiede a La Rotonda. Dopo la sua morte, la villa passa al figlio naturale Virginio Almerico, che la venderà ad Odorico Capra nel 1591.
Dal 1911 la villa è proprietà dalla famiglia Valmarana di Venezia .

Delle oltre 20 ville illustrate da Palladio, solo la Rotonda e la Trissino di Meledo (che non fu mai realizzata) hanno la volta a cupola e la medesima pianta – con sala centrale in forma circolare, inscritta in un quadrato, 4 facciate uguali con pronai e scalinate, 6 colonne di ordine ionico e all’interno disposizione delle camere attorno al salone.

Andrea Palladio realizza in questo progetto la trasposizione di un concetto sacrale in una fabbrica civile, adottando una pianta già diffusa nell’architettura sacra di ‘400 e ‘500 (come il Tempietto di S. Pietro in Montorio, a Roma) e frutto dei suoi documentati studi di archeologia: uno dei riferimenti, sottolineato da critici e storici, è al tempio romano con pianta centrale.

La peculiarità del sito, il tipo di committenza e le meditazioni sull’arte antica confluiscono nella felice opportunità per Palladio di realizzare un’idea da tempo coltivata, quella della villa-tempio.
Proporzioni raffinate e risolte, frutto di calcoli nei quali tout se tient, accolgono chi visita la Rotonda: il risultato è un’emozione che tocca lo spirito.

Eppure anche La Rotonda è stata concepita per essere in rapporto con la realtà rurale, come voleva la pratica del tempo. La villa non è separata da barriere, giardini chiusi o sistemi di siepi ma domina serenamente uno spazio di campi coltivati: ai suoi piedi si trovano le barchesse costruite da Vincenzo Scamozzi tra il 1580 e il 1591 e destinate all’alloggio per i contadini, vicino alle stalle e ai granai.

Come Palladio stesso sottolinea nei Quattro Libri, gli edifici devono essere concepiti in modo che le stanze sfruttino al meglio l’esposizione alla luce e ai panorami circostanti, favorendo un facile accesso per chi li abita, con volumi ampi ma armoniosi, la possibilità di proteggere l’intimità di chi vi abita ma anche l’indipendenza degli ospiti.

La villa ha conosciuto diverse modifiche nel tempo. Il terzo piano è stato trasformato e suddiviso dal Muttoni tra il 1725 e il ’40. Fino alla metà del ‘700 lo spazio del sottotetto infatti non era abitabile e si poteva percorrere in tutto lo sviluppo, come in una passeggiata.

La decorazione de La Rotonda inizia invece già alla fine del 500, quando alcuni scultori furono incaricati di realizzare le statue dei poggi e in seguito degli acroteri. Tra essi Lorenzo Rubini, citato dallo stesso Palladio nel sua opera.
Tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600, su commissione di Almerico Capra, vengono realizzati gli affreschi e gli stucchi interni nella cupola, nelle quattro sale d’angolo e nei camerini. Le stanze maggiori vengono ornate con grandi camini in marmo, con magnifiche cappe in stucco ornate da varie decorazioni. I pavimenti sono in pregiato ‘battuto veneziano’, uno stucco a base di cocciopesto, calce e graniglia di marmi colorati. In altre sale il pavimento è a mattonelle esagonali.

Le ultime decorazioni risalgono agli inizi del ‘700, quando il pittore francese Louis Dorigny esegue gli affreschi della sala e dei corridoi, in occasione del matrimonio di Marzio e Cecilia Capra.
Per quanto riguarda il presente, la famiglia Valmarana effettua costanti lavori di restauro e mantenimento dal 1976 .

La villa è aperta al pubblico dal 1980 (anno palladiano – 400° della morte) e dal 1986 anche all’interno

.”Testo tratto dal sito ufficiale di Villa Rotonda.”

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Dolomiti- Patrimonio mondiale

Formatesi 200 millioni di anni fa dal mare primordiale, oggi si innalzano nel cielo fino a 3.000 m. Il loro nome deriva da Déodat de Dolomieu (1750 – 1801) che ne determinò e definì la particolare composizione della roccia. Ora sono Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Una scenografia per gli sport invernali che non potrebbe essere più suggestiva. Le Dolomiti offrono paesaggi e conformazioni grandemente variegati, realtà che i Parchi Naturali esprimono in tutto il loro splendore. Magia dopo magia, emozione dopo emozione.

Non erano certo molti gli avventurosi temerari che per primi si avventurarono, rapiti dal fascino di queste montagne, a lanciarsi su semplici tavole di legno lungo i pendii innevati delle Dolomiti. Pochi anni dopo, con la fondazione nel 1903 dello Sci Club Cortina D’Ampezzo e con la prima gara di sci nel 1905 all’Alpe di Siusi, si gettarono le basi per lo sviluppo del turismo e dello sport tra le valli dolomitiche. E da li il passo fu breve: dal primo giro del Sella…….durato ben due giorni del giovane meranese Peter Böttl nel 1912, al turismo invernale internazionale nelle eleganti Cortina d’Ampezzo, Corvara e Selva Gardena degli anni trenta. Ma gli esempi dell’ottimismo e dell’apertura mentale che caratterizzano queste valli sono davvero tanti; come il leggendario Cesco Kostner di Corvara, che nel 1933 vinse il “Gigantissimo” della Marmolada e nel 1934 fondò la prima scuola di sci a Corvara. Per noi nessuna montagna è troppo alta, nessuna impresa troppo ardua. Già nel 1956 Cortina D’Ampezzo fu la generosa ospite dei Giochi Olimpici Invernali e con questo evento attirò l’attenzione dei media internazionali, che ne fecero l’esclusiva destinazione turistica che è ancora oggi.

I 10 alberghi esistenti nel 1900 a Selva che ospitavano prevalentemente inglesi ed austriaci ebbero uno sviluppo impressionante. Gli impianti di risalita passarono dalla prima seggiovia, costruita da Erich Kostner con addirittura i piloni in legno, allo sviluppo su larga scala negli anni ’50 – ’60. L’intuizione geniale dei vantaggi che avrebbe portato un associazionismo turistico tra diverse località portò nel 1974 all’inaugurazione del primo comprensorio sciistico delle „grandes dames“ Cortina D’Ampezzo, Plan de Corones , Alta Badia e  Val Gardena che erano raggiungibili con un unico skipass e alle quali si sarebbero aggiunte poi anche Arabba e Val di Fassa , portando a sei il numero delle valli. Oggi il Dolomiti Superski riunisce ben 12 comprensori sciistici per un totale di 1.200 km di piste perfettamente innevate e 450 impianti di risalita moderni. Una storia di successi senza precedenti!

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Carnevale di Venezia 11-28 febbraio 2017

 

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Conto alla rovescia per l’edizione 2017 del carnevale di Venezia, uno dei più attesi appuntamenti veneziano, che, dall’ 11 al 28 febbraio, animeranno l’intero territorio di Venezia, terraferma inclusi: più di 150 eventi per i bambini, Adolescenti, glamour amanti e i costumi dei fan.

Creatum Vanità AF-Fiera, o la fiera della vanità e la bellezza, il titolo dell’evento che vuole festeggiare lo splendore della città e il desiderio di apparire.

Domenica 19 febbraio l’emozionante volo dell’Angelo del Carnevale apre ufficialmente i festeggiamenti del Carnevale in Piazza San Marco.

Accolta nell’affollato parterre dai gruppi delle rievocazioni storiche in costume, scioglierà la tensione dello svolo nell’abbraccio del Doge e del pubblico, elettrizzato dallo spettacolo scenografico che celebra sempre, anche sui network nazionali e internazionali, il Carnevale di Venezia. 

Il volo dell’Angelo celebra in grande stile l’apertura ufficiale della manifestazione.

Clicca qui per scaricare il programma

La basilica di San Marco sulle monete da 2 euro

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Il primo nuovo conio del 2017 dedicato a Venezia.
Una moneta da due euro per celebrare i 400 anni dalla fine dei lavori di costruzione di una delle chiese più famose al mondo. Realizzata per la Zecca dello Stato da Luciana De Simoni sarà il primo conio numismatico della raccolta 2017 del ministero dell’Economia.
Fra qualche giorno, infatti, la Zecca emetterà una nuova moneta da 2 euro, commemorativa del 400esimo anniversario del completamento della Basilica di San Marco.
La moneta raffigurerà la facciata principale della Basilica, in esergo compariranno le date 1617 e 2017, rispettivamente l’anno di completamento della chiesa e l’anno di emissione del conio, mentre in basso comparirà la scritta “San Marco”. Sulla destra, le iniziali dell’autore, LDS, ossia Luciana De Simoni.
In alto, invece, “Venezia” e “R”, l’identificativo della Zecca di Roma.

Venezia diventa così la prima città ad essere raffigurata sui 2 euro. Fino ad adesso la moneta era stata dedicata ai grandi personaggi ed avvenimenti, le Olimpiadi invernali di Torino, Bocaccio, Cavour.
Il 3 febbraio al World Money Fair di Berlino (uno tra i più importanti appuntamenti numismatici al mondo) la nuova moneta verrà presentata insieme a un cofanetto per collezionisti realizzato sempre dalla Zecca.

Un Delfino nella laguna di Venezia

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Un delfino in laguna non è una novità eccezionale, ma che rimanga a nuotarci apparentemente tranquillo per un intero pomeriggio in zona trafficata non è certo normale!

Preoccupati per la sua sicurezza, dato che la zona in cui si trovava fra l’isola della Certosa e S. Elena è una delle più trafficate, è stato  seguito con la collaborazione dei Vigili del Fuoco e la Guardia Costiera che facevano rallentare le imbarcazioni.

All’imbrunire Luca Mizzan, il responsabile del #MSNVenezia, biologo marino, è rimasto solo con il delfino e, sempre attento a non disturbarlo, lo ha accompagnato  fino quasi alla bocca di porto.
Respirava regolarmente con immersioni compatibili con un comportamento di caccia. Poi è sparito…

Si sperava fosse tornato in mare… ma stamattina è ricomparso in bacino S.Marco. Sembra tranquillo, speriamo stia bene.

Forse ci stiamo preoccupando più di quanto lo faccia lui…. speriamo sia così!

Ma il biologo e lo staff continuerà  a seguirlo… senza stressarlo!

10 APRILE 2016 : SU e ZO per i PONTI di VENEZIA

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La “Su e Zo per i Ponti di Venezia” è una passeggiata a Venezia che coinvolge tutti i partecipanti – giovani e meno giovani, famiglie, scuole, gruppi sportivi e non – in una camminata attraverso le calli della città, uniti dall’idea di stare insieme in amicizia e solidarietà. Fin dalle origini ogni eventuale utile è devoluto in beneficenza.
Per l’edizione 2016 la Su e Zo per i Ponti si impegna a sostenere la missione Salesiana di Damasco in Siria, una presenza salesiana significativa in una nazione da 5 anni tormentata dalla guerra civile. La realtà salesiana di Damasco rappresenta una delle 18 case dell’Ispettoria Salesiana Medio Oriente che, oltre alla Siria, comprende anche Israele Terra Santa, Egitto, Libano, Iran e Turchia. 
La partecipazione a questa marcia è sempre stata molto numerosa in tutte le sue edizioni: da un minimo di 1.750 alla prima edizione, ad un massimo di 19.250 adesioni alla settima  edizione.
Lo spirito aggregativo che unisce le diverse tipologie di partecipanti (singoli, gruppi, famiglie, scolaresche, giovani, anziani…) è da sempre il motivo ispiratore della manifestazione, che intende incentivare la partecipazione in gruppi evidenziando in particolare il protagonismo giovanile.
Tipica presenza è quella dei gruppi folkloristici.
Dopo oltre trent’anni, pur mantenendo intatto lo spirito delle origini, la Su e Zo continua ad essere ancora oggi una giornata di festa e di allegria che si rinnova anno dopo anno. Vi prendono parte mediamente tra i 10.000 e i 12.000 partecipanti, oltre naturalmente ai 500 volontari che prestano servizio ai ristori e lungo i percorsi.
Il Comune di Venezia annovera ormai la “Su e Zo per i Ponti” tra gli eventi di massimo rilievo che caratterizzano ogni anno il fitto programma di manifestazioni veneziane, alla pari di Feste tradizionali, quali la Festa del Redentore. la Regata Storica, il Carnevale di Venezia, la Venice Marathon.
Enti Pubblici, aziende private, realtà produttive e istituti bancari con il loro contributo hanno permesso alla manifestazione di crescere e di diventare uno degli appuntamenti annuali di maggior richiamo nella città lagunare.

Per altre informazioni : http://www.suezo.it/it/

11 marzo 2016: Inaugurato il primo pontile per Gondole con pedana accessibile

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Inaugurato oggi 11 marzo 2016  il primo approdo privo di barriere architettoniche per consentire alle persone con disabilità di salire e scendere  comodamente dalla gondola  gondola , progetto dell’organizzazione non profit Gondolas4ALL , che dal 2012 ha  lottato per riuscire nella realizzazione del progetto.
Attraverso l’utilizzo di una pedana integrata nel pontile di accesso alla gondola, la persona può essere imbarcata direttamente insieme alla propria carrozzina. In precedenza , gli utenti su sedia a rotelle dovevano essere prelevati  dalle loro sedie a rotelle e caricate manualmente su  una gondola .
I visitatori da oggi saranno in grado di effettuare  prenotazioni on-line , creare un profilo privato , scegliere un percorso e scegliere giorno e orario  .
Per ulteriori informazioni, visitare il sito web di Gondolas4ALL e pagina di Facebook .
Per una mappa della Venezia accessibile  cliccate qui .

08 marzo Festa della Donna : Elena Lucrezia Cornaro Piscopia la prima laureata al mondo

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Oggi 08 marzo vogliamo  ricordare  la prima donna laureata al mondo  :
Elena Lucrezia Cornaro Piscopia nacque a Venezia, presso una nobile famiglia, il 5 giugno 1646, quinta figlia di Giovanni Battista Cornaro Piscopia, procuratore di San Marco, cultore delle lettere e delle scienze. Casa Cornaro era un luogo di incontro per dotti e scienziati. Il bisnonno di Elena, Giacomo Alvise, era stato legato a Galileo Galilei da una profonda amicizia; la sua biblioteca, ereditata da Giovanni Battista e frequentata da Elena per i suoi studi, raccoglieva numerose opere scientifiche di ispirazione galileiana(Venezia, 5 giugno 1646 – Padova, 26 luglio 1684), è stata un’erudita italiana vissuta nella Repubblica di Venezia ed è ricordata come la prima donna laureata al mondo.
Figlia di un nobile veneziano che ne favorì in tutti i modi l’educazione, a diciannove anni prese i voti come oblata benedettina proseguendo gli studi di filosofia, teologia, greco, latino, ebraico e spagnolo.
Ormai nota agli studiosi del tempo, a partire dal 1669 fu accolta in alcune delle principali accademie dell’epoca.
Quando il padre chiese che Elena potesse laurearsi in teologia all’Università di Padova, il cardinale Gregorio Barbarigo si oppose duramente in quanto riteneva “uno sproposito” che una donna potesse diventare “dottore”.
Si arrivò infine nel 1678: a 32 anni Elena ottiene, finalmente, la sua laurea.
Gliela concessero, però, in filosofia, non in teologia. Non poté, in quanto donna, esercitare l’insegnamento. Sei anni dopo morì a Padova per una grave malattia.

VETRO DI MURANO : CAMPAGNA SULLA SALVAGUARDIA DEL VETRO ORIGINALE e CONTRO LE TRUFFE AI TURISTI

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Associazione Consumatori, Regione e Promovetro insieme per difendere i turisti dalle truffe sul vetro di Murano

I numeri parlano chiaro: l’80% dei prodotti in vendita nei negozi del centro storico di Venezia e spacciati come Vetro di Murano, sono realizzati fuori dall’isola della Laguna. A fare le spese di questa condotta illegale sono contemporaneamente i produttori e, ovviamente, i consumatori, i turisti in particolare, che non sanno che l’unico certificato legalmente è solo quello contrassegnato dal marchio Vetro Artistico® Murano.

Parte da qui una innovativa campagna di sensibilizzazione promossa da Adiconsum, Regione del Veneto e Consorzio Promovetro mirata ai turisti che in primavera visiteranno Venezia. La strategia individuata è quella della “guerrilla marketing”: un team di giovani veneziani girerà per campi e calli proponendo ai turisti che incontrano di farsi una foto molto particolare: infatti due di loro indosseranno (tipo uomo sandwich) l’immagine di un’opera in vetro di Murano con in evidenza il marchio di origine e la scritta “Born in Murano”. La foto verrà pubblicata sulla pagina facebook di Promovetro. I turisti fotografati saranno quindi invitati a condividerla nel loro profilo social. A tutti sarà anche consegnato un depliant informativo in 8 lingue (italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo, cinese e giapponese) al fine di guidarli nel corretto acquisto del Vetro di Murano e tutelarli dalle truffe.

“Per noi – spiega Valter Rigobon, segretario generale Adiconsum Veneto – è un tentativo nuovo di sensibilizzare i consumatori e difendere le nostre produzioni. Abbiamo optato per questa forma di sensibilizzazione perché molto moderna, originale e compatibile con i linguaggi comunicativi più recenti. I nostri attori saranno a Venezia per un mese e, grazie alla viralità che sta alla base dell’idea, siamo convinti di dare ampio respiro al marchio che contrassegna l’unico vetro che può fregiarsi della provenienza da Murano”.

“Solo un quarto delle filiere produttive – commerciali individuate a partire dalla merce posta in vendita nel Centro Storico veneziano come Vetro di Murano – dichiara Luciano Gambaro, Presidente Consorzio Promovetro Murano – risulta nell’isola. È importante informare il turista e combattere la contraffazione: Turista Protetto lancia un messaggio diretto e forte al consumatore”.

L’iniziativa parte giovedì 3 marzo e dura 4 settimane tutti giorni per più ore al giorno, si svolgerà nei punti principali del centro storico di Venezia e potrà essere seguita nella pagina Facebook del consorzio MuranoGlass.com.

Articolo tratto dal sito : http://www.promovetro.com/

1516 – 2016 : Il Ghetto di Venezia compie 500 anni

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Il 29 marzo 1516, sotto il dogado di Leonardo Loredan, il Senato veneziano decreta che tutti “li giudei debbano abitar unidi” in una zona recintata e sorvegliata della città: nasceva il primo ghetto ebraico. Nel 2016, dunque,  il Ghetto di Venezia compie cinquecento anni – mezzo millennio di storia densa di ostacoli, di straordinari personaggi e di architetture riconoscibilissime
Era il 29 marzo 1516: la Serenissima decretava la concentrazione in laguna di circa settecento ebrei di origine tedesca e italiana, in un’area isolata della città, già sede di una fonderia. Una zona malsana, prossima alle carceri e al convento di San Girolamo, i cui religiosi avevano l’incarico di seppellire i giustiziati. Nacque così il primo ghetto della storia. L’etimologia del nome dato a questo quartiere, destinato a divenire un triste simbolo di segregazione, continua a dividere gli studiosi.
Secondo alcuni deriverebbe dal tedesco gitter (inferriata), dall’ebraico get (divorzio) o ancora dal tedesco gasse (vicolo). Tuttavia, l’ipotesi più accreditata fa discendere la parola ghetto dal verbo getàr, cioè fondere
Quando l’isola del Ghetto Novo venne destinata agli ebrei , essa era già in parte abitata; gli inquilini furono costretti ad abbandonare le case per far posto ai nuovi venuti; le pigioni furono aumentate di un terzo. Si munirono di cancelli i ponti sul rio di San Girolamo e sul rio del Ghetto chiusi di notte e controllati da guardiani pagati dagli stessi ebrei. Altri guardiani pattugliavano i canali in barca.
I primi tempi della residenza coatta definirono con chiarezza lo status della cosiddetta nazione todesca che – posta sotto il minuzioso controllo dei magistrati al Cattaver – venne obbligata a gestire i banchi di pegno del ghetto e a pagare un gravoso tributo annuo. La strazzarìa, il commercio dell’usato, era l’unico mestiere alternativo concesso, se si eccettuano la professione della medicina e il lavoro di pochi fortunati, nelle stamperie di libri ebraici.
Con l’avanzata di Bonaparte e l’abbattimento dei portoni del ghetto, nel luglio del 1797, finì la segregazione. Con il ritorno degli austriaci, dopo Campoformio, gli ebrei non furono più costretti ad abitare in un quartiere separato: potevano comperare immobili ed esercitare libere professioni, prestare servizio militare, frequentare scuole pubbliche ed essere assunti in pubblici impieghi, così come entrare a far parte di istituzioni culturali.

Informazioni sul Museo Ebraico  :  http://www.museoebraico.it/informazioni.html